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Il Corso Director BNI a Milano

Il 28, 29 e 30 giugno ho partecipato al Corso BNI dedicato a chi vuole diventare Assistant Director. Il ruolo di Assistant Director mi consentirà di aprire nuovi Capitoli BNI creando cioè gruppi di lavoro tra imprenditori e professionisti delle più disparate attività allo scopo di incrementare il proprio business.

Sono in BNI da 4 anni, come membro del Capitolo Vittoria di Genova, ed ho avuto modo di apprezzare il metodo creato nell’ormai lontano 1985 da Ivan Misner negli Stati Uniti ed esportato nel tempo in tutto il mondo ed anche in Italia.

In Italia BNI è arrivata 12 anni fa e da allora è cresciuta molto diventando sempre più un modello nuovo di fare Business.

Changing the way the world does business.

Questo è il “motto” BNI. Niente di meno … quando si dice avere le idee chiare.

Il Corso è stato interessante e arricchente, un po’ come la mia avventura in BNI in generale. Silvana Rufo, la nostra docente, è persona esperta e convincente. E’ stata anche un’occasione per conoscere e confrontarsi con altre persone provenienti da altre regioni italiane ed è stato bello vedere come lo spirito che muove le persone in BNI è univoco anche se ognuno ovviamente lo fa suo attraverso il proprio carattere, la propria esperienza pregressa e le proprie aspirazioni.

L’obiettivo del Corso è, come accennavo sopra, consentire ai partecipanti di avere le conoscenze necessarie ad avviare e gestire un Capitolo BNI nella propria Region. La mia Region è quella di Genova, retta da due colonne di BNI Italia, Dario Guggiari e Gianluca Marconi.

Così, come mi dice ancora oggi spesso mio padre: “hai voluto la bicicletta? E ora pedala“. Ma come sempre pedalare è bello quando lo fai con passione,  stimolato, e devo dire che questa avventura per me è davvero stimolante.
So di avere in mano un’opportunità da offrire ad imprenditori e professionisti genovesi di incrementare il proprio business, ma non solo, di crescere professionalmente e come persone, di lavorare meglio ed in fondo di vivere meglio.

Questa è la mentalità che io stesso ho posto alla base della mia attività lavorativa ed è alla base del mio gruppo di lavoro Adolesco.
Ora ho la possibilità di condividere questo metodo anche con altri imprenditori e professionisti, dei settori più disparati, che la pensano come me.

Se riuscirò, entro un periodo definito (che non scrivo per scaramanzia) nascerà un nuovo Capitolo BNI composto da almeno 35 tra imprenditori e professionisti che si scambieranno opportunità di business e che impareranno a lavorare nell’ottica del givers gain (se dai, ricevi).

Questa opportunità potrebbe coinvolgere anche te, se sei un imprenditore o un professionista e ti ritrovi in quanto ho scritto. In tal caso, contattami.

Identità territoriale: viaggio Liguria – Alto Adige e ritorno

Sono nato a Genova e quando qualcuno parla della mia città o più in generale della Liguria mi sento parte di essa, persona informata dei fatti.

Questo mi porta ad essere al tempo stesso il più fermo paladino a difesa di questa sottile fascia di terra quando ne sento parlare male dai “foresti” così come il suo più feroce critico quando tra conterranei si discute di quanto non funziona e di quanto non è valorizzato come dovrebbe.

Lavorando nel marketing (seppur applicato principalmente al web) sono giunto alla conclusione che la Liguria abbia un evidente problema di identità.
Di fatto la domanda è: ma la Liguria esiste davvero?
Voglio dire: che cosa davvero unisce le persone che vivono e trascorrono la loro vita in questo arco di terra stretto tra monti e mare?
Qual è il collante? In cosa le persone possono riconoscersi e ritenersi differenti (attenzioni non migliori, differenti) da altri popoli?
Esiste in questa terra un fine comune che vada al di là del proprio giusto tornaconto personale e che coinvolga il territorio allo scopo di svilupparlo e tramandarlo alle future generazioni?

Per chi ha voglia di credermi, non mi interessa minimamente avere un approccio politico dell’argomento; per cui, chi volesse incasellare il ragionamento che sto provando ad argomentare in un lato o nell’altro del panorama politico italiano parte da un presupposto errato: “nun me ne po’ fregà di meno”, per essere chiari.

Mi interessa analizzare le più recenti campagne marketing che coinvolgono l’identità del capoluogo e dell’intera regione: sembra che persino chi ha avuto incarico di dare e comunità un’identità da esportare abbia più chiaro che cosa non sono Genova e la Liguria piuttosto che conoscere realmente cosa sono e in cosa possono essere riconoscibili da chi proviene da fuori regione.

Pensate all’ultimo logo con il quale si presenta Genova “Genova more than this” che lascia trapelare che il capoluogo ligure ha molto più da dare e da raccontare al visitatore rispetto ai luoghi comuni ed alla conoscenza media che si ha di lei. Sì, ma cosa ha di più? Questo non si sa, nessuno lo dice, forse perchè nessuno lo sa.

Pensate alla campagna pubblicitaria della Regione che contiene il seguente slogan: “La Liguria è un’altra cosa“. La campagna evidentemente vuole solleticare la curiosità del visitatore, ma di fatto siamo sicuri che questo abbia la possibilità di comprendere questa “altra cosa” cosa sia in realtà? Cos’è quest’altra cosa? In cosa è diversa la Liguria da altre regioni italiane? Credo che lasciare che sia il visitatore a deciderlo ognuno in base alle proprie esperienze non rappresenti il modo migliore di creare un’identità precisa che consenta di andare incontro alle esigenze turistiche di precisi target di persone.

Secondo voi un ligure avverte la sua appartenenza territoriale se vive a La Spezia allo stesso modo con cui la avverte un ligure di Albenga?
Intendo dire: al di là dei propri interessi di crescita nella propria vita ed attività privata, se domandassimo loro se sentono di contribuire, con la loro attività ad una generale crescita economica e sociale della Liguria nel suo complesso la risposta sarebbe affermativa? Sinceramente io credo di no. Al limite uno spezzino, un genovese, e così via potrebbe sentirsi partecipe dei destini della propria città, ma non credo certo della comunità ligure.

Sapete cosa me lo fa credere? Il fatto che in realtà non esiste un progetto di marketing territoriale che faccia avere ai liguri una precisa identità per la quale valga la pena mettersi in gioco. Si potrebbe dire, mutuando concetti di marketing aziendale, che la Liguria non abbia una vision condivisa .

Ho davanti agli occhi un altro modello di comunità territoriale che amo per gli splendidi luoghi che contiene e ammiro per il modo con cui è stata valorizzata attraverso un progetto di marketing territoriale “scientifico” dalla forte appartenenza comunitaria: è il modello dell’Alto Adige seguito un po’ di anni dopo da quello del Trentino.

Ho avuto la fortuna di frequentare quei luoghi fin da bambino, ogni estate. Quando io ero bambino e ragazzino in montagna andavano le famiglie che volevano una vacanza riposante, lontana da luoghi affollati, a contatto con la Montagna con la M maiuscola. Poi arrivò un momento di crisi: nessuno andava più in montagna, era considerata noiosa in confronto alle possibilità che offrivano le località di mare e fu lì che nacque il progetto identitario comune dell’Alto Adige che ha coinvolto l’intera provincia sotto una stessa comune volontà: diventare montagna divertente, accogliente, interessante.

Oggi chi va in Alto Adige trova una varietà di proposte infinita che coinvolge amore per la natura, artigianato tradizionale, cultura, sport, enogastronomia, benessere, trasporti, tutti tendenti al massimo della qualità.

Il fatto che più colpisce però è che tutto questo è legato da un progetto comune che unisce l’intero territorio: se andate a Brunico, a Merano, a Vipiteno, a Ortisei, a San Candido, a Campo Tures e così via troverete sempre lo stesso modo di presentare la propria offerta: strutture ricettive nuove ed accoglienti, attenzione verso le famiglie ed i bambini, infinita vastità di praticare sport di ogni genere, rispetto per la natura, energie rinnovabili, proposte eno gastronomiche che valorizzano prodotti locali, percorsi culturali, paradisi dedicati al benessere, facilitazioni nei trasporti interni per tutti i visitatori.

Di fondo però sempre un solo marchio: Alto Adige (o Sud Tirol).
Il marchio ombrello di tutta la provincia autonoma nasce nel 2004 per
comprendere tutti i marchi esistenti nella provincia e identificarli sotto un unico logo vitale, simpatico e cordiale che richiama il panorama montuoso e i suoi colori tipici.
Capite? L’Alto Adige sa chi è.

Sì lo so, si dirà: “ma loro sono una regione a statuto speciale“.
Vero, indubbio. Ma non basta avere i soldi, bisogna avere un progetto identitario comune e spendere i soldi in modo coerente con il progetto. L’Alto Adige ha questo.

Il Trentino ha seguito questo stesso modello ed oggi ne sta traendo gli stessi risultati.

Ritorniamo allora in Liguria. Qui siamo ancora lontani dal raggiungere tutto questo. Ci sono interessanti eccellenze e “distretti” turisticamente molto sviluppati (pensiamo ad esempio alle Cinque Terre) ma manca un progetto identitario forte che accomuni i liguri e li faccia sentire parte del progetto.
Certo non mancano le bellezze naturali su cui puntare e sicuramente non manca la tradizione, la cultura, la storia, la gastronomia, la possibilità di praticare molte discipline sportive.

Mancano allora forse proprio “i liguri”? Forse, ma creiamo loro un marchio forte e ci saranno.

Vedo oggi una nuova attività di comunicazione a livello regionale intitolata “Una Liguria sopra le righe” abbinata all’hashtag #orgoglioliguria .
Mi sembra un’iniziativa che vada nella giusta direzione perchè tende ad accomunare tutta la Liguria su un progetto unitario e perchè tende a far partecipi i Liguri di un progetto, ma ancor più di un territorio, di cui sentirsi orgogliosi.

E’ un inizio, posto che manca sempre un cappello degno di rappresentare ed identificare la Liguria nel mondo e mancano azioni concrete di sostegno unitario del settore turistico (in tutte le sue possibili declinazioni) che vada ad uniformare e qualificare l’offerta turistica.

I Segreti di una perfetta presentazione aziendale nel Web 4.0

Oggi ho avuto l’opportunità di far parte dell’evento di Web Marketing Strategico che si è svolto a Genova, in Via XX Settembre 41, dedicato al mondo del marketing digitale con particolare riferimento alle modalità con cui un’azienda può (o  forse deve) utilizzare le potenzialità del web 4.0 .

L’evento, rigorosamente gratuito, si è posto l’obiettivo di fornire un piccolo contributo di formazione alle conoscenze del marketing digitale da parte delle piccole imprese, siano esse commerciali, artigianali o produttive, e del mondo delle professioni.

Ad oggi l’Italia si pone nel panorama europeo nelle ultime posizioni in termini di investimenti pubblicitari nel marketing digitale. Sono fermamente convinto che questo “gap” sia principalmente culturale.
Per questo motivo ritengo utile partecipare ad eventi come questo che puntano a colmare questo gap e ad avvicinare gli imprenditori di ieri ed oggi con gli strumenti di marketing di oggi e di domani.

E’ stato un bel momento di formazione condiviso con due professionisti con cui ho piacere spesso di collaborare: Francesco Gennaro, grafico e web designer, e Davide Luzzati specializzato in presentazioni aziendali semplici ed al tempo stesso sorprendenti attraverso l’utilizzo professionale di Prezi.

Chi volesse approfondire l’argomento, può visitare il sito di Web Marketing Strategico, dove troverà la possibilità di partecipare a nuovi eventi formativi gratuiti su temi legati al marketing digitale e potrà trovare un percorso formativo dettagliato tra i più completi nel panorama ligure in questo settore.

Assinrete, la 1° assemblea nazionale di Roma

assinrete roma

Oggi gita a Roma. Il motivo è importante: dopo pochi mesi di gestazione, parte ufficialmente l’avventura di Assinrete di cui sono socio fondatore.  Oggi quindi tutti a Roma per la 1° assemblea nazionale dei soci.

Nella storica e suggestiva cornice dell’Antico Palazzo Rospigliosi, 56 degli attuali 93 associati della prima ed unica associazione nazionale di professionisti, manager ed esperti di Reti d’Imprese, hanno così concluso il percorso fondativo di una realtà, oramai di rilievo nazionale, che vede la propria presenza già su 15 regioni italiane.

Recitava una canzone di Fabrizio De Andrè “per la sola ragione del viaggio, viaggiare“.  Anche il viaggio è stato un momento importante, di racconti, di scoperte, di coesione con le persone che come me sono partite da Genova la mattina e sono rientrate a Genova la sera. Nove ore di treno sono un bell’arco di tempo in cui conoscersi, approfondire, scherzare e tornare a casa credendo di aver preso parte ad un evento importante per sè e per il motivo del viaggio.

Da domani si lavora all’interno del gruppo regionale ligure per concretizzare un impegno partito più di 2 anni fa in un’altra associazione ed ora pronto ad entrare in una fase pienamente operativa divulgando la Rete di Impresa come la novità più importante nel panorama italiano a sostegno della crescita delle imprese italiane.

Una lezione al Liceo è un improvviso flashback

Per oggi posso dire di essere prof. Sì, non è la prima volta che insegno, è vero, ma un conto è insegnare in corsi di formazione per adulti che scelgono di seguire le tue materie, un altro è insegnare (anche se solo per oggi) a una classe del Liceo Artistico Luzzati dove gli studenti sono ragazzi di 17 anni che … hanno altro per la testa.

Quando stamane ho incontrato Francesca alla stazione ferroviaria di Chiavari, le ho chiesto qualcosa sui ragazzi che avrei incontrato da lì a poco. Francesca è una delle persone che ha avviato e gestito questa iniziativa di scuola – lavoro denominata Informarte che ha come obiettivo quello di creare informazione e visibilità intorno al restauro di due casse del Maragliano site nella Cattedrale di Chiavari. Francesca è anche una bravissima fotografa professionista che ha l’arte ed il disegno nel sangue ed è stata lei a propormi questa esperienza che ho accettato volentieri.
Alle mie domande che puntavano ad avere qualche rassicurazione di chi mi sarei trovato davanti, Francesca ha risposto con disarmante sincerità: ti troverai di fronte a un muro. La cosa non mi ha tranquillizzato.

Quando mi sono trovato di fronte al muro (di ragazzi), però, è stato meglio del previsto ed il primo pensiero è andato a quando avevo la loro età ed ero al liceo. Tra me e me ho pensato: “il meglio che avrei pensato di uno che viene a farmi una lezione sul social media marketing è che se non altro avrei perso un’ora di lezione“. Figuriamoci il peggio. A quell’età si è così; è chiaro che sto generalizzando, ma a parte qualche caso illuminato in generale si è così. Tutto ciò che proviene dall’ambito scolastico è una gran rottura di …

Devo dire però che l’esperienza non è andata poi male. Certo parlare di social media con ragazzi di 17 anni ti fa sentire un po’ più vecchio di quello che sei perchè loro sono “nati digitali” io (e la mia generazione) invece ho visto partire il treno nel 1996 più o meno quando internet nasceva in Italia e ci sono rimasto attaccato con le unghie per non perderlo.
Sarà per l’argomento in sè, sarà perchè qualche idea su come tenere viva l’attenzione delle persone la conosco, hanno avuto la compiacenza di starmi a sentire, costringendo solo un paio di volte la loro vera prof a girarsi per il più classico rimbrotto scolastico: “silenzio!” e facendomi anche qualche domanda. Complimenti, la mia classe dell’86 sarebbe stata sicuramente peggio.

Mi rimane ora la curiosità di vedere come metteranno in pratica quanto detto nel loro lavoro di gruppo per comunicare e condividere il loro progetto d’arte.
Nel frattempo mi godo la mia giornata da prof.